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Fiscalità e Crittovalute

Dinastycoin finanzia i progetti autodeterminati

Dinastycoin diventa una crittovaluta Autodeterminata.
Con osservatorio diritti umani e Reteitalica è stata concordata una comunione di intenti e obbiettivi convergenti verso la realizzazione da una parte di una confederazione tra autodeterminati e dall’altra alla realizzazione di aree extraterritoriali in trust in italia dove creare una nuova economia al di fuori del sistema italia spa.
Libera da tassazioni e da vincoli europei.
In tutto questo il Dinastycoin sarà la moneta unica utilizzata tra tutte le aree che si verranno a creare in italia.
Prodotti e servizi saranno venduti senza tassazioni e si potranno pagare in Dinastycoin.
Quindi non solo on line ma anche direttamente su territorio.
La prima area è già stata acquistata il frantoio Bomarzo si tratta della ristrutturazione di un vecchio frantoio di olio, che ha obbiettivp quindi la produzione di olio di oliva puro italiano e la creazione intorno di un agriturismo.

Il  frantoio Bomarzo è il modello da cui partire per tutti i futuri progetti. E’ stata recentemente acquistata anche una ulteriore area boschiva adiacente di alcune migliaia di metri quadra in cui piantare alberi e produrre legname.

Sarà disponibile con il Nuovo dinastycoin sia una APP/POS per i commercianti e per i clienti che delle banconote di carta mono uso con qrcode che potranno essere usate e scambiate per acquisti.
Ci stanno derubando la nazione svendendola e cedendo sovranità alle banche/multinazionali europee.
Noi di DOF con Osservatorio diritti umani e rete italica andremo a ricomprare pezzi di italia proteggendoli in trust e invitando tutti gli italiani ad unirsi a noi, dato che in quelle aree ci saranno anche abitazioni fatte con materiali bio come canapa, paglia legno e affini.
lavoro, svago, libertà, indipendenza, etica e onore e benessere sono le basi della società che vogliamo costruire con gli italiani autodeterminati e non
Onore e condivisione tra le persone per il benessere comune senza burocrazie e stato a controllare le nostre vite.
Libertà , onore. rispetto per l’ambiente e amore! Questo in sintesi!

Il Dinastycoin sarà utile e importante anche per questo, poichè sarà creato un fondo con svariate centinaia di milioni di DCY totalmente disponibli a fondo perduto per tutti gli autoderminati che creeranno progetti sul territorio per la creazione e lo sviluppo di nuove.
Questo fondo sarà aperto non appena il Dinastycoin avrà raggiunto valori oltre i 50centesimi
Per stimolare la crescita del dinastycoin, subito dopo lo swap lo inseriremo in diversi nuovi exchange, di cui almeno un paio nei top  10 o 20.
E’ una operazione costosa poichè l’inserimento non è gratuito, stiamo per questo cercando di coinvolgere investitori visionari e patrioti italiani che comprendano l’importanza epocale di questo nostro progetto.
Gli sviluppatori di DOF stanno già lavorando per rifare totalmente il nuovo sito di Osservatorio dirittiumani creando al suo interno tutte le sinergie con le piattaforme di dinastyoffreedom.
Dallo shopping dinastyoffreedom.shop al social dinastyoffreedom.social massando dall’app dinastyofreedom.media

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L'interpello 956-39/2018 – Acta est fabula??

La recentissima risposta delle Entrate all’interpello 956-39/2018 ha di fatto ribaltato l’esito della risoluzione 72/E/2016.
Coloro i quali avevano gioito della prima interpretazione a favore della non imponibilità delle plusvalenze derivanti dalle operazioni con le valute virtuali, sono stati puntualmente delusi (non dite che non ve l’avevo detto….)
La risposta all’interpello, contemplando l’assimilazione delle valute virtuali a quelle estere, in sintesi prevede che:

le valute virtuali se sono cedute o prelevate dal borsellino elettronico generano redditi diversi di natura finanziaria, e realizzandosi la fattispecie prevista dall’art.67 c1 ter del TUIR, sono tassabili le relative plusvalenze al 26%.
Le valute virtuali ,dato che sono valute estere, devono essere indicate nel quadro RW per obbligo di monitoraggio fiscale (ma siamo sicuri che Entratel accetti l’invio della dichiarazione così compilata?)

L’unica consolazione è che il valore delle valute virtuali non è soggetto a Ivafe in quanto, per le Entrate, l’imposta si applica ai depositi e conti solo di natura bancaria.
Resta comunque forte il dubbio che l’assimilazione delle valute virtuali alle valute estere sia una forzatura.
La «valuta virtuale» è definita dall’articolo 1, comma 2, lettera qq) del Dgs 231 del 2007, come «la rappresentazione digitale di valore, non emessa da una banca centrale o un’autorità pubblica, non necessariamente collegata a una valuta con corso legale, utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi e trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente».
La definizione corrisponde a quella della Financial action task force (Fatf) nel documento «Virtual currencies key definitions ad potential Aml/Cft risks» del giugno 2014 e dell’European Bank Autority (Eba), «Opinion on “’virtual currencies”» del luglio 2014.
In sintesi, come ricorda la Banca d’Italia nelle sue «Avvertenza sull’utilizzo delle cosiddette “valute virtuali”» del 30 gennaio 2015 «le valute virtuali (…) non devono per legge essere obbligatoriamente accettate per l’estinzione delle obbligazioni pecuniarie, ma possono essere utilizzate per acquistare beni o servizi solo se il venditore è disponibile ad accettarle». Il concetto è stato riportato nella risoluzione 72/E del 2016 ‒ secondo la quale «la circolazione dei bitcoin, quale mezzo di pagamento si fonda sull’accettazione volontaria da parte degli operatori del mercato che, sulla base della fiducia, la ricevono come corrispettivo nello scambio di beni e servizi, riconoscendone, quindi, il valore di scambio indipendentemente da un obbligo di legge».
Pertanto è  molto difficile assimilare le valute virtuali a quelle estere, perché non sono convertibili per legge e non sono emesse o garantite da uno Stato.
Continua……
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Crittovalute ed imposte indirette

Crittovalute ed imposte indirette
Con la risoluzione n.72/e 2016 l’Agenzia delle Entrate  ha espresso la propria posizione ufficiale, e vincolante, almeno per l’azienda che ha proposto l’interpello, sulla questione delle imposte dirette per quanto attiene al mondo delle criptovalute; tuttavia nell’ambito delle imposte indirette ed in particolare per quanto attiene all’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto e degli obblighi connessi, tutto tace.
Rebus sic stantibus è necessario rifarsi all’attuale impianto normativo (D.P.R 633/1972), ed alla definizione data dall’Agenzia delle Entrate di criptovaluta in occasione della citata risoluzione, ovvero di mezzo di pagamento. Analizziamo pertanto i vari casi prendendo come valuta di riferimento il Dinastycoin (DCY).

Soggetto privato A cede beni e servizi a soggetto privato B. Il soggetto A viene pagato in DCY. L’operazione svolta dal soggetto A, purchè non sia svolta con abitualità e professionalità ed in via prevalente, NON è soggetta ad imposta sul valore aggiunto.
Soggetto privato A cede beni e servizi ad Azienda/professionista C. Il soggetto A viene pagato in DCY. L’operazione svolta dal soggetto A, purchè non sia svolta con abitualità e professionalità ed in via prevalente, NON è soggetta ad imposta sul valore aggiunto. Il soggetto A sarà tenuto a rilasciare documento riportante i suoi dati anagrafici ed il suo codice fiscale affinchè il soggetto C possa riportare il costo in contabilità .
Azienda/professionista C cede beni e servizi ad Azienda/professionista D. Il soggetto C viene pagato in DCY. L’operazione svolta dal soggetto C, trattandosi di cessione di beni o prestazione di servizi in ambito imprenditoriale/professionale. è soggetta ad imposta sul valore aggiunto secondo l’aliquota propria del bene o del servizio (es: ristorazione iva 10%).

Il soggetto C è tenuto inoltre A a tutti gli adempimenti connessi e quindi all’emissione di fattura e, quando consentito, di scontrino o ricevuta fiscale.
Cosa metto in fattura?
Oltre ai soliti dati previsti, per quanto concerne il dato numerico da riportare sulla fattura, potrà essere riportato anche il valore in DCY. Si dovrà in ogni caso rispettare quanto previsto dall’articolo 230 della direttiva 2006/112/CE, così come modificata dalla direttiva 2010/45/UE. Tale disposizione prevede che «gli importi figuranti sulla fattura possono essere espressi in qualsiasi moneta, purché l’importo dell’Iva da pagare o da regolarizzare sia espresso nella moneta nazionale dello Stato membro » e quindi in Euro.
 
Dr Nicola Mazzoni
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Crittovalute e redditi

L’avvento del bitcoin e delle crittovalute in genere ha avuto un impatto notevole dal punto di vista di creazione di ricchezza in termini di plusvalore, a seguito delle forti oscillazioni delle quotazioni.
Nondimeno  l’ immissione ed utilizzo nei circuiti commerciali di tali strumenti alternativi di pagamento ha generato dubbi sulle modalità operative, dubbi che ad oggi il Legislatore italiano non ha ancora affrontato.
L’unico intervento ufficiale in materia da parte dell’Agenzia delle Entrate è la Risoluzione 72/E del 2016 (si ma direte voi, cosa ci azzecca l’Agenzia delle Entrate con il Legislatore? Ci azzecca, ci azzecca…. e chi mi dà la risposta vince un buono sconto sulle prossime tasse…).
A seguito di interpello da parte di una società di intermediazione di bitcoin (compravendita per propri clienti), la stessa chiede all’Agenzia delle Entrate qual e’ il corretto trattamento applicabile alle predette operazioni di acquisto e di cessione di moneta virtuale, ai fini dell’Iva e delle imposte dirette (Ires ed Irap) ed alle commissioni pagate dai clienti.
l’Agenzia afferma che il bitcoin è una tipologia di moneta virtuale, o meglio criptovaluta, utilizzata come moneta alternativa a quella tradizionale avente corso legale emessa da una Autorità monetaria. Viene definita quindi moneta estera.
Il reddito derivante da tale specifica attività (le commissioni) viene inquadrato da parte dell’Agenzia come reddito imponibile ai fini ires e irap.
Dal punto di vista dell’iva le commissioni scontano il regime di esenzione ex art.10 DPR 633/72.
Passaggio molto importante per i privati è il seguente:
“Per quanto riguarda la tassazione ai fini delle imposte sul reddito dei clienti della Società, persone fisiche che detengono i bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, si ricorda che le operazioni a pronti (acquisti e vendite) di valuta non generano redditi imponibili mancando la finalità speculativa”.
Entusiasmante? Si ma fino ad un certo punto, perché dobbiamo ricordarci che la Risoluzione è la risposta ad un interpello di un contribuente, vincolante per l’Agenzia solo nei contronti di quel contribuente (come dire, una rondine non fa primavera).
Pertanto:
Attenzione alla gestione delle crittovalute in ambito imprenditoriale. Le plusvalenze generate in ambito imprenditoriale sono sempre imponibili (come del resto ce lo ricorda la citata risoluzione).
Attenzione alle giacenze di liquidità in Euro, o in altra valuta fiat, all’estero a seguito di conversione di crittovalute, che può far scattare l’obbligo del quadro RW in dichiarazione dei redditi ( chiedete al Vs commercialista cos è, è  vedrete che alzerà, sconsolato, gli occhi al cielo….).
Alla prossima.

Dr Nicola Mazzoni
Responsabile Fiscalità e Crittovalute
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