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Trendiest Cinema e Spettacoli

A Washington il Docu-Film su Villa Visconti Borromeo Litta di Lainate

Il film documentario “Villa Visconti Borromeo Litta, quattro secoli di storia, un viaggio nel tempo tra delizie arte e giochi d’acqua”, viene presentato il 20 febbraio 2019 all’Ambasciata italiana negli Stati Uniti d’America in Washington DC. In collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura ed Alison Luchs, curatrice della National Gallery of Art of Washington. Un […]
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Musical KINKY BOOTS. Broadway è decisamente lontana

di Chiara Pedretti Ha debuttato a Milano, al Teatro Nuovo, il musical Kinky Boots, diretto da Claudio Insegno, ripreso dall’originale di Broadway, con musiche scritte da Cindy Lauper. Kinky Boots narra la storia vera del neo proprietario di una tradizionale fabbrica di scarpe, che per salvarla dal fallimento inizia a produrre stivali per drag queens. A Northampton, Inghilterra, Charlie […]
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A star is born. Lady Gaga diretta da Bradley Cooper alla sua prima esperienza registica

A STAR IS BORN di (e con) Bradley Cooper
Recensione a cura di Alessandra Basile

Il film con Lady Gaga, diretta da Bradley Cooper alla sua prima esperienza registica
LADY GAGA
Irriconoscibile Lady Gaga, al secolo Stefani Joanne Angelina Germanotta – quindi sì di origini italiane, per la precisione siciliane chiaramente da parte di padre – nata 32 anni fa negli USA, una vera New Yorkese dell’upper west side, alunna di scuola cattolica per sole femmine (la Convent of the Sacred Heart School) dove viene definita una studentessa «molto dedita, studiosa, disciplinata, (ma) un pò insicura». Irriconoscibile, dicevo, nel film, il suo primo da protagonista, dove viene condotta nel turbinio della vita del suo personaggio che ha la fortuna e la sventura di incontrare il dannato Jackson Maine, star rock quasi sulla via del tramonto.
Fortuna: le cambia la vita in poco tempo dando una spinta al grande talento della ragazza, più che meritevole di farcela. Sventura: Ally, la protagonista con Jackson di questa storia appassionante, si innamora veramente di lui e lo ama profondamente nonostante la capacità autodistruttiva del cantautore e la sua depressione. Irriconoscibile, infine, proprio perché Cooper ha voluto Stefani, la Germanotta, non ha voluto Lady Gaga. E ha fatto bene. Credo che lo spettatore non avrebbe avuto la stessa empatia per Ally se avesse avuto le sembianze sfrontate biondo platino di Lady Gaga. La voce di Germanotta o Gaga invece è riconoscibilissima ed ha una potenza, un livello, una capacità di ‘arrivare’ che nobilita tutto il film.
REMAKE
 Un (ennesimo) remake che colpisce nel segno – Il film di Cooper, prodotto dalla Warner Bros che, prima dell’attore, aveva optato per Clint Eastwood e prima ancora nel 2011 per Tom Cruise nella parte di Jackson, nonché per Beyoncé nei panni di Ally (ma uno ha rifiutato subito e gli altri due, Eastwood e Beyoncé, hanno abbandonato il progetto) è appunto un remake del film “È nata una stella” diretto nel 1937 da William A. Wellman, il terzo dopo due musical, nel 1954 (“È nata una stella” di George Cukor con Judy Garland) e nel 1976 (“È nata una stella” di Frank Pierson con Barbra Streisand). A sua volta il film del ’37 attingeva dal più vecchio di 5 anni “A che prezzo Hollywood? (What price Hollywood?)” diretto, anche questo, da George Cukor.
La sfida registica e quella attoriale, visto che i 2 grandi artisti sono in questo remake alla prima esperienza come su menzionato, e le iniziali difficoltà della produzione, anche nella ricerca del cast, visto che dal 2011 sono passati 7 anni, sono, a mio parere, compensate dal risultato: si sta seduti nel cinema sulla poltrona destinataci dall’impiegato del botteghino o da una nostra abile manovra di acquisto con prenotazione online e si fissa il grande schermo con le orecchie bene aperte per non perdere nemmeno una nota delle meravigliose canzoni del film e si viaggia con cervello e emozioni di fronte a questa moderna e frastagliata storia d’amore che è tanto imperfetta quanto umana , tanto sofferta quanto appassionata e tanto in grado di farci sognare.
GENIO ARTISTICO
Genio artistico ma non (ancora) attorialmente – Lady Gaga è un genio artistico: basta ascoltarla quando canta e notare come eccella sia nel genere musicale ispirato al pop anni 80 (da cui anche il nome d’arte Lady Gaga ‘suggerito’ dalla celeberrima canzone ‘Radio Ga Ga’), cioè come molti di noi l’hanno conosciuta e apprezzata, sia in generi totalmente diversi, come quando si esibì al piano in ‘Speechless’ al VEVO Launch Event (www.youtube.com/watch?v=_7HvURBhMGE ). E i brani del film ne danno ulteriore conferma. Del resto, nel 2014 il suo singolo “Bad Romance”, certificato dieci volte disco di platino dalla RIAA, ha ricevuto, per le oltre 10 milioni di copie digitalmente vendute, il Digital Diamond Award, un riconoscimento che è stato così conferito per la prima volta nella storia ad una artista femminile, la quale se l’è riguadagnato poi anche con un altro suo singolo altrettanto noto, “Poker Face”.
La oggi trentaduenne ha stoffa da vendere, è uno di quei casi rari di geni artistici capaci di fare tutto. Ma, c’è un ‘ma’, dovrà prendere qualche lezione di acting perché è brava nel film per non essere un’attrice, è brava grazie all’intuibile coaching di Cooper ed a un apprendimento intenso on the job, è brava anche per la storia, che diverge dalla sua vita reale ma le è naturalmente molto vicina (se avesse interpretato un giurato minacciato da un pericoloso imputato di un processo che è nelle mani di un giudice di parte, per fare un esempio, avrebbe avuto, ritengo, ben maggiori difficoltà). È brava dunque, ma non abbastanza: lo sguardo sempre uguale e talvolta fisso non le permette di emergere, invece un’artista come Lady Gaga può e deve eccellere. Penso all’ineguagliabile Streep che, in “Mamma mia” e “Florence Foster Jenkins”, mostrò incontestabili dote canore, dimostrando persino di sapere cantare da stonata che prende lezioni senza farne una macchietta. Non banale. Non di tutti.
ARTE E ARTISTI
Arte e Artisti: una categoria molto delicata – Gli artisti sono una tipologia di persone e di professionisti che definirei particolare e delicata, talvolta sopra le righe o comunque stravagante ma anche drammaticamente in grado di toccare il fondo e di esprimerlo con la loro arte, che sia musica teatro cinema scrittura scultura pittura o altro, cioè con ciò che vivono come propria essenza. Gli artisti arrivano dove gli altri non vogliono andare, per questo non si può parlare di vita equilibrata, di colori grigi, di mediocrità, non per i grandi attori, i grandi cantanti, i grandi pittori e così via. Le loro giornate non sono mai uguali e se a volte toccano il cielo con un dito, altre invece sprofondano in un buio desolante da dove non si intravede alcuna luce per un po’, forse per un minuto o due o forse per ore o giorni o forse, purtroppo, mai. Qualcuno arriva a togliersi la vita, qualcuno si lascia andare fino a morire, qualcuno vive una esistenza talmente al limite da inevitabilmente venirne ucciso. È la minor parte però, la maggior parte vive e lotta o almeno ci prova. E cerca sostegno, credo, più di chi intraprende una carriera così detta tradizionale – che pure può essere difficile sì e persino rischiosa come nel caso di un imprenditore, ma resta comunque più strutturata – perché non c’è strada da percorrere per ottenere la realizzazione artistica che si brama e quand’anche, per esempio, un attore trova la sua via del successo – che spesso indica solo che riesce a lavorare e a guadagnarne – quasi mai essa è percorribile da un altro poiché non vi è un cammino che prima o poi unisca le sorti di tanti, ma solo un ambito estremamente aleatorio nel quale cercare il proprio posto.
Questo panorama è importante da conoscere almeno così a grandi linee per comprendere la situazione psico-emotiva in particolare del protagonista, oltre tutto annientato sempre più dall’alcol cui il padre da bambino lo ha abituato, e provare l’empatia che merita per la sua fragilità che neppure il successo carrieristico ottenuto è riuscito a compensare. Così penso malinconicamente ad artisti straordinari quali Robin Williams e Philip Seymour Hoffman, a Whitney Houston e Amy Winehouse e a moltissimi altri magari meno noti o del passato come Amedeo Modigliani che, a soli 36 anni, morì di tubercolosi: in verità, la sua salute aveva subito l’abuso di alcol e droghe del tempo e, come per alcuni dei qui menzionati, la causa del suo decesso fu addebitata a ‘sovradosaggio’. La morte di Modì, i cui dipinti oggi valgono quanto lui, che visse in quasi povertà, non avrebbe mai nemmeno sperato, causò quella suicida della giovane moglie incinta. Quante le fini truculente di altrettanti geni dalla sensibilità generosa per la loro arte ma troppo fragile per il quotidiano e per accettare la mediocrità di un’esistenza qualsiasi. L’Arte ci salva e gli Artisti andrebbero aiutati e valorizzati di più, ma non post-mortem. Così sia.
Vederlo? – Assolutamente sì se siete artisti. Fortemente sì se siete persone sensibili. Sì comunque siate. Un remake che riesce a farsi valere soprattutto grazie al bravo e affascinante Bradley Cooper che nel film pronuncia parole sante: ‘Talent’s everywhere, you know, everybody’s talented at one thing or another, but having something to say and a way to say it, that’s a whole other bag.’
Alessandra Basile
Locandina del film e trailer
https://pad.mymovies.it/filmclub/2015/03/216/locandinapg1.jpg
Trailer  www.youtube.com/watch?v=nSbzyEJ8X9E
 
Due momenti del film
Fonte: https://www.grazia.it/content/uploads/2018/10/cover_mobile-500×375.jpg
Fonte: https://www.panorama.it/wp-content/uploads/2018/10/star-born7-1030×615.jpg
Il cast principale del film ‘A star is born’
www.dailyherald.com/storyimage/DA/20181002/ENTLIFE/181009821/AR/0/AR-181009821.jpg&updated=201810020733&MaxW=600&maxH=600&noborder
Lady Gaga versus Germanotta alias Ally
https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTpRspOf_fmi1SHjAraLAOi9o1MlnJMGx6qzcpMZUYB5z-YmXbP
Fonte: https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSpbxrjafiIygFCoB1bA5kVUqu-N0i8zleLn3gNynvGYPuA_rhh
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La ragazza nella nebbia. Proseguono le recensioni di Alessandra Basile.

di Alessandra Basile
LA RAGAZZA NELLA NEBBIA di Donato Carrisi
Recensione di un’opera prima interpretata da un trio d’eccezione: Servillo-Boni-Reno
Una ragazzina scompare. Nessuna traccia e nessun rumore. Un paesino montano silente e forse poco collaborativo. Un noto investigatore, straniero alla gente del paese, un amico del diavolo se la vanità è il vizio preferito dall’Anticristo. Una cronista fredda e ambiziosa, quasi quanto il detective, un’apoteosi della sua essenza più malvagia: la notizia ad ogni costo ..anche a quello di affermare il verosimile a dispetto della verità. La diffamazione per prove indiziarie: la sentenza di condanna dai media. L’arresto eclatante di un professore di lettere, Loris Martini, anche lui ‘di fuori’, che da poco tempo si è trasferito nel paesino montano che tutto protegge o forse cela. Un inserimento difficile quello di Martini e della sua famiglia in quella comunità chiusa e diffidente. E lei, la rossa sedicenne Anna Lou, non si trova. Chi l’ha presa? Come, quando, perché? Dov’è ora?
IL MALE
Il male è il vero motore di un racconto – Potrebbe essere il sottotitolo dell’opera riuscita che Carrisi, prima autore e sceneggiatore poi regista altrettanto di successo, ha pubblicato nel 2015 e tradotto in film due anni più tardi, dando uno sprint al nostro cinema che di nuovo ci regala talenti invidiabili pure dai paesi d’oltralpe. A rendere la versione cinematografica eccellente è concorso anche un cast di alto livello e multinazionale, data la presenza del bravissimo Jean Reno che recita in italiano – tanto di cappello! – nel ruolo di un particolare psicologo forense. Servillo dà il volto al detective della storia, il cinico Vogel, innamorato più dei riflettori su di sè che di cercare il reo, la verità e soprattutto la piccola Anna Lou. Alessio Boni supera se stesso con il personaggio fascinoso e controverso del Professor Martini, il quale è colpevole o vittima, è un assassino o un innocente ingiustamente condannato a priori e arrestato persino? Di certo il professore conosce la sua materia e insegna ai ragazzi che una storia si fonda sul male: per passione in letteratura, per soldi nella vita.
IL LIBRO
Dal libro al film – Donato Carrisi è fra gli autori italiani di thriller più noti all’estero. Nel 2009, vince il prestigioso premio Bancarella per ‘Il suggeritore’, suo romanzo d’esordio, del quale viene venduto oltre il milione di copie, restando in classifica da noi per più di 30 settimane. Anche in quel caso, la storia si permea su delle indagini che mirano a ritrovare alcune bambine scomparse e un serial killer. La prima volta da regista del giornalista, autore teatrale e televisivo, nonché dottore in legge, Carrisi fa goal: la Festa del cinema di Roma del 2017 apre infatti con quest’ opera prima e la la risposta di pubblico e critica è subito positiva. Nelle sale italiane, dove il film viene proiettato la prima volta il 26 ottobre, il pubblico accorre e si accalca per ammirare il lavoro del bravo Carrisi, che con il suo film incolla gli spettatori alla poltrona nell’angosciosa attesa della verità, attraverso un susseguirsi di colpi di scena e cambi di finale. Il male ha molte maschere. E non è così lontano..
LA CONDANNA DEI MEDIA
La condanna dei media e la denuncia al loro uso improprio – Il tema principe del libro e del relativo film è, al di là dei mille aspetti legati alla storia – dalla mentalità del piccolo paese di montagna, all’assidua frequentazione di una confraternita che tutti lega a regole rigide non trasgredibili, alla riluttanza verso il nuovo cui la piccola comunità fa enorme resistenza perché impaurita, alla fobia dello ‘straniero’, all’omertà onnipresente -, la condanna mediatica, ossia l’errore giudiziario, che danneggia irrimediabilmente il singolo presunto innocente per una opinione influenzata dal pregiudizio e non basata su prove concrete. Il primo caso nella storia di condanna mediatica fu probabilmente l’ Affaire Dreyfus , nel 1894. Nel 1899, ben 5 anni più tardi, Alfred Dreyfus fu liberato e nel 1906 ebbe l’assoluzione. Ma egli usava affermare: “Per me la libertà non è niente ..senza l’orgoglio”. (https://it.wikipedia.org/wiki/Affare_Dreyfus ).
Locandina del film  http://pad.mymovies.it/cinemanews/2017/144162/locandina-ver.jpg
Trailer del film: https://www.youtube.com/watch?v=jkvsniBTliQ
Il duo d’eccezione Toni Servillo e Jean Reno in una scena del film https://www.cinemaitaliano.info/show_img.php?type=fotonotizie&id=41361
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Tallinn. Festival Christmas Jazz 2018 in Estonia

Festival Christmas Jazz 2018 takes places from November 28 to December 15.
Christmas Jazz opening concert „9 Hymns to Freedom“ on November 28 is dedicated to Estonia 100.
The project is a collaboration of Estonian Jazz Union and Jazzkaar. This year’s headliner is dazzling Lizz Wright, who performs on 9th of December at the Alexela Concert Hall with the Estonian Dream Big Band conducted by Siim Aimla.
The opening concert „9 Hymns to Freedom“ is a nine-part composition by Estonian jazz composers, where every part symbolises one important event or person in the history of Estonia. Together with our best jazz musicians, the performance will also feature folk, rock, electronica and other genre musicians, together a 100 of them. The artistic director of the concert is Siim Aimla and staging director Eva Koldits.

This year’s headliner Lizz Wright is performing in Estonia for a second time. In 2012 as the headliner of festival Jazzkaar she mesmerized with her velvety voice, emotional presence and warmth. Singers’ deep sounding r’n’b, soul, folk, jazz and gospel sounds will burst in flames in emotion. Her performance is Norah-Jones-like simplistic, and her voice is compared to legendary Nina Simone and Cassandra Wilson. The singer feels herself at home in all genres.
Christmas Jazz is an intimate festival suitable for the festive season that fills churches, concert halls and clubs with beautiful jazz for two weeks, from the end of November to the beginning of December. This is a perfect opportunity to discover a magical Christmas-themed Tallinn during the day and the world’s finest jazz artists in the evening.

Last updated : 14.11.2018
In category: Tallinn, Events

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ROMA 2018 – La Festa del Cinema – il suo tredicesimo anno

di Alessandra Basile
Questa giovane cinemanifestazione che a me piace assai, in realtà non si pone di fronte al mondo come un festival in senso stretto, come una competizione tra film, lungometraggi e corti, con categorie di premi assegnati e proposte cinematografiche nuove. Molti film non visti ancora da noi vengono da altri paesi dove sono stati già proiettati e, nella Roma d’autunno, hanno la loro prima italiana. A dimostrazione della natura non competitiva della manifestazione romana, l’unico premio dato è quello del pubblico, che quest’anno ha scelto un ‘locale’, l’italiano ‘Il vizio della speranza’. Diverso il discorso della sezione autonoma c.d. Alice, dove, come di seguito elencate, le categorie dei premi sono varie e nella XIII edizione, quella dell’anno corrente, addirittura aumentate. Continuano la presidenza di Piera Detassis e la direzione artistica di Antonio Monda, confermato fino al 2020. Lo scrittore e docente universitario, curatore di celebri retrospettive in prestigiose istituzioni culturali americana, in carica dal 2015, è stato assai attivo anche quest’anno e sempre pronto a intervistare, con invidia di tutti, le star giunte nella capitale.
Introduzione all’apprezzata Rassegna romana: predominano ancora i film stranieri
Meno dell’anno passato ma in modo significativo anche in questa edizione, il tappeto rosso e soprattutto le meravigliose sale di Renzo Piano, Sinopoli e Petrassi, hanno ospitato variegati e noti artisti del mondo dello spettacolo, italiano e soprattutto straniero. Così, nello splendido Auditorium romano, sono giunti, fra il 18 e il 28 di ottobre scorso, i protagonisti degli ‘incontri ravvicinati’ per essere, come sempre, intervistati da Antonio Monda: Martin Scorsese, Cate Blanchett, Isabelle Huppert, Michael Moore e Sigourney Weaver, poi Jonathan Safran Foer e Pierre Bismuth, i nostrani Giuseppe Tornatore e Mario Martone e molti altri. Moltissimi i film, sia in concorso (38) che non, stranieri e italiani, mostrati nelle 8 sale in Roma, 3 delle quali nello stesso Auditorium e 2 nelle immediate vicinanze. Svariati e curati altri eventi correlati. http://www.romacinemafest.it/festa-del-cinema-di-roma/programma/
Il Vincitore della Festa del cinema di Roma – XIII edizione. A detta (solo) di pubblico.
Il film più votato, il miglior film di questa edizione secondo il pubblico votante, è tutto italiano: “Il vizio della speranza”, diretto dal regista di “Indivisibili” – film del 2017 che ricordiamo anche perché fu presentato agli Oscar dello stesso anno e ricevette moltissimi premi. (https://it.wikipedia.org/wiki/Indivisibili_(film)#Riconoscimenti) – Edoardo De Angelis. Il film, distribuito da Medusa, sarà nelle sale italiane dal 22/11. Segue la mia recensione.
I PREMI
Sabato 27 ottobre 2018 alla Festa del Cinema di Roma sono stati assegnati i premi ai vincitori della sezione autonoma ‘Alice nella città’, ingranditasi in questa XIII edizione.
Sezione Young Adult – Premio come miglior film: è andato a “Jelly Fish” (una ragazza diventa adulta con responsabilità, rabbia, forza, ma anche ironia), il primo lungometraggio di finzione di James Gardner che, i giovani giurati di Alice, hanno premiato in quanto ‘opera onesta e dura che riesce a narrare una situazione difficile con la crudezza che le appartiene’. Allo stesso film è andato anche la
Menzione Speciale – Giuria Opera Prima My Movies, premiante la migliore interpretazione, in questo caso della giovane protagonista Liv Hill.
Il Premio Speciale della Giuria di Alice è andato a “Ben is Back”, diretto da Peter Hedges e interpretato dal figlio di quest’ultimo, Lucas, e da una Julia Roberts, a detta di alcune testate italiane, da Oscar, sulla lotta alla tossicodipendenza ‘con uno sguardo inedito e disperato: racconta con umana fragilità l’amore di una madre’, forse troppo protettivo per il figlio.
Il Premio Speciale della Giuria per il Miglior Attore è stato vinto da Thomas Blachard per “The Elephant and the butterfly”, che racconta con grande delicatezza i tre giorni in cui una bambina conosce suo padre, in un limbo fra reale e immaginario. È il Il lungometraggio della regista Amelie Van Elmbt (produzione F.lli Dardenne, produzione esecutiva Martin Scorsese).
Il Primo Premio Giuria Opera Prima My Movies è stato attribuito al film “The Harvesters” di Etienne Kallos ‘per (..) l’abilità di ritrarre, narrando di un giovane che sarà costretto a un tragico addio all’infanzia, le contraddizioni e le fragilità di una società (..)’.
ALTRI PREMI
Altri premi della sezione Alice. Il Premio Roma Lazio Film Commission per le produzioni del Panorama Italia girate nel Lazio è andato a “Go Home”, opera prima di Luna Gualano; per i giurati – il regista Fabio Guaglianone, la giornalista Rai Cinema Channel Manuela Rima, Maria Theresia Braun di Studio Universal e l’attore Edoardo Natoli – del Concorso Internazionale Cortometraggi il vincitore è stato “Beauty” di Nicola Abbatangelo; ha vinto Dal corto al lungo – Leone Film Group il film “Il mondiale in Piazza” di Marco Belardi, cui, fra i 10 registi concorrenti, sono stati assegnati 3000€ per l’opzione del soggetto di 18 mesi e il possibile sviluppo della sceneggiatura; il Premio per Istant Stories Alice e Cinemotore Award è stato dato, dai giurati Paolo Genovese, Nicola Giuliano, Nicola Maccanico, Antonio e Marco Manetti e Paola Minaccioni, a Ilaria Marchetti per “Another me”, una storia innovativa e coinvolgente.
THE HOUSE WITH A CLOCK IN ITS WALLS
Due parole sull’ultimo film con Cate Blanchett 

(Titolo italiano: ‘Il mistero della casa del tempo’) Cate Blanchett il 19 ottobre us, in occasione della festa del cinema di Roma, ha ‘accompagnato’, in tutto il suo splendore con un gusto e uno stile ed un tipo di bellezza ben lontani dalla ‘bonona’ Vanziniana, il suo ultimo film, certo non il suo migliore. La capacità attoriale di questa compatriota della Kidman, ben meno alta ma anch’essa dalla pelle diafana quasi di porcellana e, per ora e per fortuna, ancora piuttosto .. ‘nature’, la porta a essere stimata come la più prossima erede artistica di Meryl Streep. Il film è fantasioso – con stregonerie, incantesimi, case stregate e muri incantati che nascondono segreti e redivivi dalle intenzioni non buone – ma non adatto, ritengo, a un pubblico di bambini. Non è da adulti né per i più piccoli, non ha un messaggio e/o una morale proprio chiari, però per effetti speciali e ritmo è da goderselo sul grande schermo, la televisione lo massacrerebbe. Perciò una domenica pomeriggio o una sera in cui ci si voglia distrarre da pensieri o crucci val la pena andarlo a vedere al cinema, senza troppe aspettative. Voto: 6,5.
Locandina https://s1.stabroeknews.com/images/2018/09/housewith.jpg
Trailer del film: www.youtube.com/watch?v=oQGA42-U0Ro
Un momento del film con Blanchett e Black: https://m.media-amazon.com/images/M/MV5BMzVkMWZl[email protected]._V1_CR7,0,1628,916_AL_UY268_CR1,0,477,268_AL_.jpg
Dalla festa del cinema di Roma https://go.hellonews.site/wp-content/uploads/2018/10/cate-blanchett-house-with-clock-in-its-walls-rome-social.jpg
Video: www.youtube.com/watch?v=tn5plfqMQe4
 
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“NEL NOSTRO PICCOLO” Intervista ad Ale e Franz

di Chiara Pedretti
In occasione delle repliche milanesi de Nel Nostro Piccolo, il nuovo spettacolo di Ale e Franz, in scena al Teatro Nuovo di Milano, abbiamo incontrato i due protagonisti e co-autori, con Alberto Ferrari ed Antonio De Santis. Gentilissimi e molto disponibili, simpatici come sul palco, ci accolgono nella platea del Teatro Nuovo, ancora vuota, prima di una delle repliche.
L’INTERVISTA
Innanzi tutto grazie per il vostro tempo. Poi la domanda di rito: cosa andremo a vedere questa sera?
Ale  Uno spettacolo comico nostro ultimo, ovviamente come lo definiamo noi due, lo spettacolo della maturità, è lo spettacolo più bello che abbiamo fatto finora, ed aspettiamo tutta Milano che venga a vederci. Sicuramente sarà così. E’ un testo scritto da voi: qual ’è questo vostro “piccolo”?
Franz  Il piccolo siamo noi, noi rispetto alla grandezza di Gaber e Jannacci, insomma, rispetto al loro grande modo di fare questo lavoro. Loro per noi sono stati un’ispirazione, abbiamo preso le loro musiche ed abbiamo scritto un epilogo ed un prologo alle loro storie, quindi abbiamo romanzato, teatralizzato quello che, a nostro modo di vedere, loro poi hanno raccontato nelle canzoni, è un lavoro automatico, loro non lo sanno, ma li abbiamo tirati dentro, però siamo convinti che piacerebbe anche a loro, perché ce l’hanno detto i figli di entrambi, quindi siamo contenti.
Quindi c’è anche del musicale.
Franz  E caspita, sì. (indica gli strumenti della band in bella vista sul palco, NDR), non è uno scherzo!
Ale  Sì, ci sono quattro elementi, batteria, basso, chitarra e tastiere, e diamo un nome a questi strumenti: sono alla batteria Marco Orsi, alla chitarra Luigi Schiavone, al basso Fabrizio Palermo e Francesco Luppi alle tastiere.
Invece cosa c’è di voi, di quello che il pubblico ama, dei vostri personaggi classici, storici?
Franz  No, ecco dei personaggi storici non c’è nulla, anche perché in teatro bisogna voltare pagina e ricominciare. L’unica cosa sono i Vecchietti, che abbiamo tenuto più che altro perché raccontano Milano, quindi non li abbiamo tenuti perché non avessimo materiale, ma li abbiamo tenuti perché ci piaceva che due anziani vedessero Milano che cambia, vedere come la raccontavano, quindi erano molto funzionali. Per il resto no, ma questa è una cosa che facciamo in ogni spettacolo, giriamo pagina e ricominciamo, anche per rispetto al pubblico, innanzi tutto per rispetto a noi stessi, poi, per rispetto al pubblico che non riveda cose. Bisogna sempre ricominciare, questa è la sfida nuova che ci attende ogni volta che si inizia un percorso teatrale nuovo.
Quindi è anche un omaggio a Milano.
Franz  Sì, non è un vero e proprio omaggio a Gaber e Jannacci, perché come ho detto i testi sono nostri, è davvero una collaborazione, noi lo consideriamo un lavoro fatto insieme, abbiamo preso quello che loro hanno fatto e l’abbiamo usato come stimolo per andare avanti, nel nostro stile, a nostro modo, con le nostre corde, con grande rispetto alla loro genialità.
Ale  Siamo un po’ mixati, diciamo. E’ un po’ un citare per non dimenticare. Voi poi siete milanesi, quindi stiamo parlando di due colossi, per tutta l’Italia, ma per Milano in particolare.
Come pensate che un pubblico di altre città possa reagire a questa sorta di omaggio a Milano che avete fatto?
Ale  Non abbiamo avuto difficoltà, nel senso che questo è la seconda ondata di tournée, quindi siamo già stati in altre città e lo spettacolo è sempre andato molto bene. Poi abbiamo il vantaggio che comunque citiamo due persone che sono conosciute da decenni e non è una novità, abbiamo questa fortuna.
Prossime date?
Franz  Ma sai che io non le so…
Ale  Abbiamo Piacenza nel’immediato appena finito Milano…
Franz  Andiamo a Schio, Trento, Modena, Asti… Sono tante! Io poi vivo di settimana in settimana…
Ale  Sì, anch’io!
Franz  Le affronto una settimana alla volta, però giriamo tanto, anche perché adesso abbiamo pubblicato la prima parte, poi andremo anche al Sud, andremo in Calabria, in Puglia, probabilmente in Sicilia, stanno ancora definendo alcune cose, però giriamo tanto, siamo molto contenti.
Ale  Sì, abbiamo date fino a febbraio-marzo.
E dopo?
Ale  Poi il nostro format di improvvisazione che sarà su RAI 2. Abbiamo già registrato.
Quindi almeno fino all’estate vi vediamo.
Ale  Più o meno…
Franz  Mah, speriamo anche dopo l’estate. Se il Signore vuole, speriamo di andare avanti ancora un po’, dai, almeno uno dei due… Con tutti i giovani…
Ale  …Almeno che non ci chiami insieme!
Franz  Così che l’altro possa continuare con il repertorio con un altro! Con un sosia!
Ale  Finire la tournée almeno…
Franz  E’ che lui (indica Ale, NDR)  un sosia mio lo trova senza grossa fatica, io un sosia tuo (ad Ale, NDR) dove lo trovo?! Non lo trovo facilmente!
Teatro Nuovo
Piazza San Babila, Milano
Fino all’11 novembre, ore 20.45 – Domenica ore 15.30
Biglietti da EUR 29,50 a EUR 39,50
www.teatronuovo.it
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