Browse Category

Trendiest new savers

Luca Lixi. I dieci comandamenti dell’investimento finanziario

Luca Lixi ammonisce: “Investire denaro per guadagnare è ciò che tutti gli investitori e i risparmiatori desiderano, ma tra banche locali e nazionali con i conti in rosso, promotori, consulenti che scappano con la cassa, i nostri soldi sono oggi sotto costante minaccia”. LUCA LIXI Luca Lixi, consulente finanziario indipendente, è autore del libro “I […]
L’articolo Luca Lixi. I dieci comandamenti dell’investimento finanziario proviene da ASSODIGITALE – News Bitcoin Ethereum ICO Criptovalute Tecnologia.

La Svizzera non solo ha i conti a posto, ma cresce fino al 2022

Eccedenza miliardaria per la Confederazione QUESTO CONTENUTO È STATO PUBBLICATO IL 13 FEBBRAIO 2019 su www.tvsvizzera.it Il bilancio 2018 della Confederazione registra un avanzo di 2,9 miliardi di franchi, a fronte dei 300 milioni preventivati. Il consuntivo, presentato mercoledì dal governo, sarà definitivo dopo la verifica del Controllo federale delle finanze. L’eccedenza miliardaria è dovuta, analogamente […]
L’articolo La Svizzera non solo ha i conti a posto, ma cresce fino al 2022 proviene da ASSODIGITALE – News Bitcoin Ethereum ICO Criptovalute Tecnologia.

SBBS. Finalmente arriveranno in Borsa i titoli garantiti da obbligazioni sovrane

Nel maggio 2018 già si parlava della proposta della Commissione Europea che, grazie alla riduzione del rischio, introduceva il concetto di titoli garantiti da obbligazioni sovrane. La Commissione proponeva infatti  nuove norme che permettessero di sostenere l’ulteriore integrazione e diversificazione del settore finanziario europeo e che portassero a un’Unione economica e monetaria più forte e resiliente. L’idea […]
L’articolo SBBS. Finalmente arriveranno in Borsa i titoli garantiti da obbligazioni sovrane proviene da ASSODIGITALE – News Bitcoin Ethereum ICO Criptovalute Tecnologia.

Pop Economy è un mito. Finalmente una TV che parla chiaro di “Economia”

Pop Economy? Sì, Economia con la E maiuscola, ma spiegata a tutti noi, “cittadini” con la c minuscola, che non vogliamo essere sommersi da numeri, cifre, grafici, paroloni roboanti* POP ECONOMY In fondo noi desideriamo solo comprendere, apprezzare i dati e decidere con il nostro cervello che cosa fare dei nostri risparmi. Ecco che finalmente […]
L’articolo Pop Economy è un mito. Finalmente una TV che parla chiaro di “Economia” proviene da ASSODIGITALE – News Bitcoin Ethereum ICO Criptovalute Tecnologia.

Minibond. Zenit SGR sottoscrive il primo “Minibond sociale”

Zenit SGR, la Società di Gestione del Risparmio indipendente italiana, conferma la propria vocazione verso gli investimenti socialmente responsabili con la sottoscrizione del Minibond emesso da Pars “Pio Carosi” Cooperativa Sociale Onlus, per un importo totale di 4 milioni di euro. Il prodotto è particolarmente innovativo perché rappresenta il primo “Minibond Sociale” sottoscritto da un […]
L’articolo Minibond. Zenit SGR sottoscrive il primo “Minibond sociale” proviene da ASSODIGITALE – News Bitcoin Ethereum ICO Criptovalute Tecnologia.

Investimenti finanziari. Perché la semplicità batte la complessità

Tratto da ADUC www.aduc.it Editoriale di Alessandro Pedone  5 dicembre 2018  Se sei un investitore nei mercati finanziari o un piccolo risparmiatore, se puoi, ti prego di fare molta attenzione ai contenuti di questo articolo. Sarà molto importante per te. Ti scriverò cose che pochissimi hanno interesse a farti sapere e molto difficilmente le troverai scritte in […]
L’articolo Investimenti finanziari. Perché la semplicità batte la complessità proviene da ASSODIGITALE – News Bitcoin Ethereum ICO Criptovalute Tecnologia.

Tripadvisor, nuovo look e utili in crescita

Tripadvisor, nuovo look e utili in crescita grazie a tour, ristoranti e altre attrazioni
A spingere gli utili il segmento non-hotel ovvero tour, ristoranti, noleggi e altre attrazioni, che ha guadagnato il 20% anno su anno a $ 153 milioni

tratto da MarketWall www.marketwall.com

Balzo del 15% delle azioni di Tripadvisor dopo la presentazione del risultati (7/11). Nel terzo trimestre la compagnia di viaggi online ha messo a segno una crescita degli utili guidati dal segmento non-hotel. TripAdvisor ha registrato utili rettificati di 72 centesimi per azione, superando le stime degli analisti che erano di 24 centesimi. A spingere gli utili il segmento non-hotel ovvero tour, ristoranti, noleggi e altre attrazioni, che ha guadagnato il 20% anno su anno a $ 153 milioni.
La società ha mancato leggermente le stime sul fatturato, riportando 458 milioni di dollari (+4%) rispetto ai 469,1 milioni previsti dagli analisti. Il segmento core business ovvero gli hotel è diminuito del 2% anno su anno a $305 milioni segnando comunque un miglioramento rispetto al calo del 4% registrato nel trimestre precedente. Anche i ricavi per gli acquirenti di hotel sono tornati in positivo per la prima volta da oltre un anno.
LA PUBBLICITA’ ONLINE
La società ha ridimensionato la pubblicità online, in particolare in alcuni dei canali con il più basso rendimento. La mossa ha abbassato il traffico ma in cambio ha ottenuto un business molto più redditizio. Infatti il margine EBITDA rettificato dell’hotel è migliorato del 32%, rispetto al 28% del trimestre precedente. Un anno fa era al 16%.
“Siamo sulla buona strada per conseguire una forte crescita dei profitti nel 2018 e siamo ben posizionati nel 2019”, ha commentato il CFO Ernst Teunissen.
La società prevede che il settore alberghiero tornerà a crescere nel quarto trimestre dopo diversi trimestri consecutivi di calo. Il segmento non-hotel dovrebbe crescere a un ritmo più veloce di circa il 25%.
GLI ANALISTI
Per l’analista di Morningstar Dan Wasiolek “la crescita delle vendite del 4% è risultata leggermente al di sotto della nostra previsione del 6%. Il calo della spesa per il marketing ha interessato il traffico degli acquirenti di hotel, che ha visto una crescita del 5% rispetto all’11% dell’ultimo trimestre”, spiega.
Morningstar prevede di alzare la sua valutazione da $ 57 a $ 60 tenendo conto delle spese di marketing più basse. Il titolo ad oggi risulta sopravvalutato dell’8%. Il consiglio di comprare è a 34,80 e di vendere a 89,90 USD.
Nel consensus Factset su 28 analisti 3 hanno espresso un giudizio Buy, 20 Hold, 1 Underweight e 4 Sell. Il target price a 12 mesi oscilla tra un minimo di 31 e un massimo di 60 USD.
Negli ultimi 12 mesi il titolo è salito del 103,94%.
RESTYLING
Intanto il sito si rifà il look. Un restyling a 360 gradi che trasforma la piattaforma di viaggi in un quasi social. La home può essere personalizzata. Le categorie di contenuti da condividere sono quattro: foto, video, recensione e link. Ma le novità non finiscono qui: ci sono contatti da seguire e influencer. I viaggiatori possono trovare consigli utili e rilevanti di persone qualunque e da esperti. E’ possibile condividere contenuti e organizzare vacanze in collaborazione. La home diventa un flusso di informazioni sulla base degli interessi e delle persone che si decide di seguire e basta un clic per andare sulla pagina di un ristorante, prenotare un tour o un hotel.
“Siamo entusiasti di rivoluzionare ancora una volta il mondo dei viaggi. Così come ciascuno ha i suoi siti o app di riferimento per la musica e lo shopping, stiamo facendo sì che TripAdvisor sia ora la risorsa da consultare per ogni aspetto del viaggio – ha spiegato Kaufer, presidente e CEO della piattaforma che conta 490 milioni di visitatori unici al mese – il nuovo TripAdvisor fornisce ai suoi membri incredibili contenuti e consigli di persone, brand e influencer sugli itinerari e le destinazioni prima e durante il viaggio. Con l’introduzione di nuove voci i viaggiatori possono ora pianificare meglio i loro viaggi trovando facilmente i loro hotel, esperienze e ristoranti ideali”.
La nuova versione di TripAdvisor social è disponibile in 28 lingue sia nella versione desktop, consultabile da pc, sia su applicazione.
Per consultare gli articoli e i dati internazionali su MarketWall, aggiornati in tempo reale, cliccare qui

L’articolo Tripadvisor, nuovo look e utili in crescita proviene da ASSODIGITALE – News Bitcoin Ethereum ICO Criptovalute Tecnologia.

Fuga dei capitali (piccoli o grandi) all’estero

di Lorenzo Raffo*, tratto da www.lombardreport.com
Fuga dei capitali (piccoli o grandi) all’estero, dove, come (e qualche trucco di Lorenzo Raffo)
E’ l’effetto di una scelta emotiva, che si manifesta all’apice delle fasi di incertezza politica. Attenzione ai rischi che comporta. Una serie di consigli per non sbagliare e pagarne le conseguenze
Lorenzo Raffo
E’ un fenomeno ciclico, che porta gli italiani di tutte le Regioni ma soprattutto del nord a cercare vie di fuga per i propri capitali, specialmente se detenuti in liquidità. Si tratta di una tendenza che si ripete ogni “tot” anni quando l’Italia rischia di più. Inutile sottolinearne i motivi: questa volta la spingono i timori per una crisi economica del Paese e per l’adozione di una patrimoniale, in realtà da noi poco ipotizzata ma “consigliata” da nordici, Bce, Troike varie e politici stranieri che odiano il Bel Paese. Sul tema di una tassa sul patrimonio torneremo nelle prossime settimane. Oggi affrontiamo l’argomento della fuga di capitali facendo il punto sulla situazione. Quali pro e quali contro? Soprattutto dove e come?
Portare i capitali all’estero protegge o non protegge?
Non certo dal fisco
Lo scambio automatico di informazioni relative al movimento di capitali fra la maggior parte dei Paesi del mondo (tutti quelli occidentali e alcuni ex paradisi fiscali) rende la scelta assolutamente azzardata da parte di chi lo faccia al di fuori dei canali regolamentati
Non da una patrimoniale
Colpirebbe indistintamente capitali detenuti in Italia e capitali detenuti all’estero, salvo che si segua il rischiosissimo percorso di una detenzione extra vie ufficiali, ormai complessa, anzi ipercomplessa, data la tracciabilità dei flussi bancari
Non dalle difficoltà di gestione
Chi cerca alternative all’estero ha in molti casi capitali in nero. Per trasferirli deve utilizzare percorsi paralleli, che costano ed espongono a rischi non marginali. Nelle ultime settimane gli “spalloni” della finanza telematica hanno aumentato i propri costi di intermediazione. Le metodologie applicate sono talvolta raffinate ma comportano incognite da prendere in considerazione. Su questi pericoli non c’è una casistica perché si tratta di un mercato fuori controllo. Le banche straniere sono poi diventate molto sospettose rispetto ai capitali che giungano attraverso canali non ufficiali. Si dice che solo alcune minori tedesche e austriache (guarda un po’, proprio quelle dei Paesi più duri nei nostri confronti!) chiudano talvolta entrambi gli occhi rispetto a certi flussi in arrivo dall’estero
Sì da un prelievo forzoso e soprattutto da eventuali controlli su cassette di sicurezza o quant’altro
Stiamo passando a un’ipotesi estrema, possibile però con l’arrivo di una Troika, che riporterebbe l’Italia a una situazione di Governi non eletti dai cittadini. In questo caso la detenzione di capitali all’estero proteggerebbe, data la quasi impossibilità di obbligare istituti bancari stranieri a esercitare prelievi o altro su posizioni di propri clienti. Le esperienze della Grecia (2015 – plafond a 1.800 euro per i prelievi di liquidità dai conti correnti, da quest’anno aumentato a 2.500 euro) e di Cipro (2013 – blocco della libera circolazione dei capitali) sono ferite aperte, che hanno giustamente sollevato timori anche da noi
Sì rispetto a un’uscita dall’area euro
Altra situazione estrema, che non viene però esclusa dai risparmiatori più apprensivi. Corretto per chi lo pensa agire ora
Ni, nel caso di una crisi bancaria
E’ un ni, visto che la situazione delle grandi banche straniere è meno solida di quanto spesso si creda, come gli stress test dell’Eba hanno confermato proprio negli ultimi giorni. Meglio evitare quindi le “big” e preferire magari quelle intermedie.
Prima sintesi
I sì e i no alla fin fine si compensano. Sul tema fuga dei capitaliinterviene però una scelta emotiva difficilmente gestibile. Da decenni gli italiani guardano all’estero come a un’ancora dagli occhi del fisco ma da decenni si pentono poi di averlo fatto per i costi elevati, per le difficoltà di gestione, per l’obbligo di aderire forzatamente alle varie “voluntary disclosure”, per le evoluzioni normative nonché delle controparti bancarie straniere e per tanti altri motivi. La fuga dei capitali appartiene a un pezzo di cervello degli uomini e lo dimostra il fatto che si manifesti in quasi tutti i Paesi del mondo: perfino negli Usa e in Germania, sebbene solo in ottica fiscale. Essendo – come si diceva – una scelta emotiva, va gestita con grande freddezza. Spesso si realizza invece sull’onda dei “tam tam” e dell’impulsività. Commettendo clamorosi errori. Lo evidenzia la realtà che insorga all’apice delle varie e ripetitive crisi politiche.
E ora passiamo al dove e al come
In Paesi dell’area euro con canali in chiaro (fiduciarie italiane di primo piano) che operano in qualità di sostituti di imposta
E’ la scelta più tranquilla in assoluto, poiché protegge da tutti i rischi. Il problema sta nell’identificare le banche più affidabili: nella fase attuale sono soprattutto quelle olandesi e alcune belghe e francesi. Attenzione alle tedesche e alle austriache. Da valutare con attenzione tutti i costi da sopportare e la barriera linguistica. Non tutte accettano però l’intermediazione di una fiduciaria per questioni di compliance interna.  Voto 9
In Paesi dell’area euro in chiaro attraverso la gestione in proprio
Si identifica la banca (valgono i consigli di cui sopra) e poi si trasferisce il capitale, ufficializzando il tutto con la relativa dichiarazione nel quadro RW del modello dei redditi di anno in anno se la consistenza media è superiore a certi valori. L’RW assolve anche agli obblighi legati al pagamento di imposte su immobili all’estero (Ivie) e su attività finanziarie sempre all’estero (Ivafe). Voto 5
In Paesi dell’area euro mediante stratagemmi societari
I metodi sono tanti e la casistica molto ampia. Si è però soggetti a possibili severi controlli perché ormai gli organi fiscali monitorano (giustamente) questi sotterfugi, da quelli di società fittizie – poi fatte fallire – all’utilizzo per esempio di brevetti. Operazioni complesse che richiedono capitali ingenti e collaboratori fedeli. Da evitare nel modo più assoluto. Voto 0
In Paesi area euro attraverso le banche digitali
Stanno crescendo come funghi. Offrono servizi diversificati a bassi costi e chiedono solo di scaricare le relative app. Propongono per esempio carte di credito monetarie o digitali, bonifici internazionali gratuiti, sottoconti in diverse divise, acquisto di criptovalute e tanto altro ancora. Fidarsi? Se si esportano capitali per il timore di inaffidabilità dell’Italia è sconsigliabile consegnarsi a realtà ancora poco conosciute e comunque non soggette ad accertamenti di solidità dagli organismi di controllo. Vale comunque sempre l’obbligo di dichiarare poi quanto detenuto sull’RW nella dichiarazione dei redditi. Qualche nome? La tedesca N26, le inglesi Revolut e Monzo oppure varie specialiste attive nel settore del trasferimento di denaro. Sono state create con obiettivi di servizi “low cost” e non si prestano alla gestione di capitali. Voto 3
In area euro con la soluzione più semplice
Andate in Austria piuttosto che in Lussemburgo o in Irlanda (a seconda delle vostre preferenze linguistiche), aprite un conto corrente presso una banca molto solida e versate un importo minimo. Tale da non richiedere la dichiarazione in RW. Poi dimenticatevi del tutto fino al giorno in cui il vostro personale indice di rischio vi porterà a liquidare le posizioni detenute in Italia e a trasferire parte o tutto nel c/c estero. Da allora dovrete seguire le vie formali, come sopra indicato Voto 10
In Svizzera attraverso intermediari autorizzati
Situazione troppo rischiosa per ipotizzare canali in nero. Quindi solo con intermediari autorizzati (fiduciarie bancarie o comunque molto solide). Poi però sorge il problema dei costi. Oneri bancari, cui si aggiungono quelli della fiduciaria e la tassazione elvetica sui proventi, si porteranno via tanto quanto in prospettiva potrebbe mangiarsi una patrimoniale. Certo restano la solidità e soprattutto la risposta all’aspetto emotività che incide pesantemente sulla fuga dei capitali Voto 6
In Svizzera in chiaro attraverso la gestione in proprio
In questo caso è meglio lasciare le grandi banche e preferire quelle popolari (Post Finance delle Poste – Bank Coop – Migros Bank), i cui costi sono nettamente inferiori rispetto agli istituti tradizionali. Più facile poi la gestione dei conti attraverso l’online. Questi intermediari difficilmente accettano l’utilizzo di fiduciarie e pretendono che il conto sia a nome del cliente. Inevitabile la dichiarazione in RW di quanto detenuto all’estero Voto 7
In Svizzera o diversi ex paradisi fiscali attraverso intermediari non ufficiali (spalloni telematici, finte aziende di import/export o altro). Un suicidio! Voto 0
Dove volete con le polizze intelligenti
Trovate un broker assicurativo italiano specializzato in private insurance e fatevi costruire una polizza Ramo 1/3 di diritto estero (per esempio irlandese o lussemburghese o di altri Paesi) adatta alle vostre esigenze. Utilizzate poi una banca depositaria italiana, che svolge ruolo di sostituto di imposta, e vivrete notti più tranquille. Il rischio Italia scompare ma non quello di una patrimoniale, sebbene sul tema ci sia molta incertezza. E’ offerta anche la possibilità di strutturare la parte Ramo 3 non solo con prodotti gestiti (fondi) ma anche con obbligazioni, azioni o Etf scelti dal cliente o dal proprio consulente.
E’ una strada nuova tutta da seguire, sebbene (naturalmente) molte banche si opporranno alla sua diffusione. Voto 8
Seconda sintesi
Soluzioni semplici, trasparenti e soprattutto non costose. Sottostare a oneri rilevanti e a tortuosità burocratiche ha poco senso e lo dimostra l’esperienza degli ultimi dieci anni di frequenti e inutili fughe all’estero. Lugano docet.
Non accontentarti solo degli articoli Free!
Registrati gratuitamente e avrai accesso senza limitazioni ai servizi premium di Lombard Report per 3 giorni!
Lorenzo Raffo
* Operatore qualificato specializzato nel settore obbligazionario. Opera dal 1985 come trader di bond e di azioni. Non per niente la sua rubrica su LombardReport.com si chiama “Cedole & dividendi”
L’articolo Fuga dei capitali (piccoli o grandi) all’estero proviene da ASSODIGITALE – News Bitcoin Ethereum ICO Criptovalute Tecnologia.

Risparmio. Indagine Consob: le scelte d’investimento delle famiglie italiane

di Alessandro Pedone, tratto da www.aduc.it

I dati sul risparmio
Non ci sono grandi cambiamenti rispetto ai numeri dell’anno passato, su alcuni aspetti si percepisce un lieve miglioramento, sebbene il confronto non sia immediato poiché le risposte chiuse alle domande sono state talvolta cambiate.
Ad esempio nell’indagine 2017 alla domanda, “Metti da parte dei risparmi?”, le risposte erano state: “sì” per il 61% dei casi, “no” per il 34%, e “non ne ho bisogno/non m’importa” per il restante 5%.
Nella versione del 2018, per questa domanda sono state previste tre tipologie di risposte positive (“la maggior parte del mio reddito”: 6%; “regolarmente parte del mio reddito”: 33%;  “occasionalmente parte del mio reddito”: 25%) ed una sola risposta negativa alla quale hanno aderito il 25% degli intervistati. Si può dire quindi che siano scesi coloro che hanno dichiarato di non risparmiare, ma ciò potrebbe essere dovuto alla riformulazione delle risposte.
I confronti con l’anno precedente, quindi, sono piuttosto discutibili per alcune domande.
Per le risposte sulla cultura finanziaria si possono fare dei confronti ed i dati mostrano lievi miglioramenti, ma la situazione rimane sostanzialmente drammatica. “In media, un intervistato su due non è in grado di definire correttamente nozioni finanziarie di base; il dato scende a meno di uno su cinque nel caso di concetti avanzati”. Ancora più preoccupante il fatto che l’auto valutazione degli investitori vede un 40% degli intervistati ritenere di avere un elevato livello di conoscenze finanziarie quando invece tale è, per la maggior parte, molto scarso.
Solo un terzo scarso degli intervistati dichiara che fa un minimo di pianificazione finanziaria familiare e di verificarla regolarmente.
Bisogno di consulenza
Alessandro Pedone
Il quadro generale che emerge, così come dalle indagine degli anni passati, è quello di un enorme bisogno di consulenza finanziaria, ma – al tempo stesso – di una apparente difficoltà nel realizzarla perché “più del 50% degli intervistati non è in grado di definire in cosa consista il servizio di consulenza in materia di investimenti. […]  Nel 37% dei casi gli investitori sono convinti che la consulenza sia gratuita, mentre nel 45% dei casi essi dichiarano di non sapere se il consulente viene retribuito.”.
Uno dei dati che più mi ha colpito in materia di consulenza finanziaria è che il 30% di coloro che dichiarano di aver un consulente rispondono che non l’hanno mai sentito nel corso dell’ultimo anno! E’ evidente che ritengono di avere un consulente, ma nella realtà non ce l’hanno.
Che fare?
Tentare di elevare la cultura finanziaria degli italiani è un’impresa molto difficile e che può avere un certo successo solo nel lungo e lunghissimo termine. Il problema principale è la cultura in generale. Per poter avere una cultura finanziaria decente è necessario avere una cultura generale almeno buona. Tutte le indagini ci dicono da anni che su questo fronte la situazione in Italia è assolutamente drammatica (OECD Skills Studies Skills Matter: Further Results from the Survey of Adult Skills, vedi link qui sopra ad Amazon), in Europa siamo fra i Paesi con il più alto tasso di analfabeti funzionale, ovvero persone che sono in grado di leggere e scrivere, ma non di comprendere un testo con un minimo di complessità (ad esempio un libretto d’istruzioni, un modulo, ecc.).
E’ necessario, quindi, continuare a fare ogni sforzo possibile per elevare la cultura finanziaria nel medio/lungo e lunghissimo termine, ma parallelamente è indispensabile che si sviluppi una normativa che tuteli le persone che non sono in grado di essere tutelate attraverso la normativa attuale che si basa sul concetto che la tutela avviene fornendo informazioni corrette all’investitore.
Questa è una mera utopia che non si realizza in modo apprezzabile nei prossimi lustri così come non accade e non è accaduto negli anni passati.
Una maggiore tutela delle investitori più deboli può avvenire attraverso due direttrici.
1) La creazione di percorsi d’investimento standard. Le esigenze tipiche d’investimento sono relativamente poche, basterebbe che l’autorità di controllo – cioè la Consob – si assumesse la responsabilità d’identificare degli strumenti finanziari adeguati alle esigenze standard. Questo sarebbe già un primo passo. Una volta definite le opzioni standard, potrebbero esserci molti modi per far in modo che gli investitori non esperti tendano – come certamente farebbero spontaneamente – a selezionare quelle, in luogo delle proposte interessate degli intermediari finanziari che sfruttano costantemente la loro ignoranza.
2) Lo sviluppo dell’informazione sulla consulenza finanziaria. Come abbiamo visto oltre la metà degli intervistati non ha proprio la nozione di cosa sia la consulenza finanziaria ed anche coloro che dichiarano di conoscerla – e perfino di usufruirne – in realtà non lo sanno. La consulenza finanziaria indipendente è la principale tutela per gli investitori non esperti (ovvero poco meno della totalità degli investitori), ma perché si sviluppi è indispensabile che gli investitori siano a conoscenza di questa opzione. Molti esperti del settore ritengono che il 2019 dovrebbe essere l’anno nel quale il settore – finalmente – partirà con oltre un decennio di ritardo rispetto all’introduzione normativa di questa figura professionale.
Non resta che attendere l’indagine dell’anno prossimo per capire che ci saranno cambiamenti positivi!
Alessandro Pedone
L’articolo Risparmio. Indagine Consob: le scelte d’investimento delle famiglie italiane proviene da ASSODIGITALE – News Bitcoin Ethereum ICO Criptovalute Tecnologia.

La curva dei rendimenti italiana vista dagli svizzeri di UBS

Lo spread è un indicatore molto popolare perché abbastanza efficace nel dare una prima idea del rischio associato all’emissione obbligazionaria di un Paese dell’area euro.
Ma da solo non basta. A cura di UBS ETF ITALIA – 8 NOVEMBRE 2018
Da materia per esperti è diventato un argomento “omnibus” quasi al pari del meteo: è lo spread, ovvero il differenziale di rendimento tra BTP italiano a 10 anni e Bund tedesco di pari durata. Il 9 novembre 2011, in piena crisi del debito, arrivò a 574 punti base. Negli anni successivi ha ripiegato fino a 100 punti, tornando a lanciare segnali di irrequietezza a partire dal maggio di quest’anno.
Lo spread è importante, ma non è tutto
Lo spread è un indicatore molto popolare perché abbastanza efficace nel dare una prima idea del rischio associato all’emissione obbligazionaria di un Paese dell’area euro. Come abbiamo accennato, è il risultato della differenza tra il rendimento del decennale italiano (o spagnolo, o francese, o portoghese, eccetera) e quello del titolo tedesco a 10 anni.
La Germania è usata come termine di paragone non a caso. È infatti considerata l’economia più robusta e con i migliori conti pubblici della zona: rapporto debito/PIL atteso sotto il 60% nel 2019, bilancio in avanzo e una variazione annua del Prodotto Interno Lordo che nel secondo trimestre 2018 è stata del +2,1%.
Quindi, dicevamo: un indicatore sufficientemente significativo. Ma non del tutto. Perché se da una parte è vero che spesso, quando sale lo spread, maggiore è il grado di rischio attribuito al Paese messo a confronto con Berlino, è anche vero che tale valore può aumentare anche in scia a un calo del rendimento del titolo di Stato tedesco, fermo restando quello dell’emissione posta a paragone.
La prova del nove: la curva dei rendimenti
Ancora più utile e significativo è un altro indicatore: la cosiddetta “curva dei rendimenti”, ovvero la dinamica dei rendimenti dei titoli di Stato di un Paese lungo tutte le scadenze. L’inclinazione della curva è condizionata dal premio per il rischio, ovvero quanto gli investitori chiedono per investire in un’obbligazione a lungo termine piuttosto che a breve.
Il premio per il rischio, a sua volta, riflette:

la tendenza dei prezzi, e quindi l’inflazione;
il comportamento della banca centrale (quale politica monetaria sta seguendo, se la manterrà o la cambierà alzando o abbassando il costo del denaro, e via dicendo);
il merito creditizio e, dunque, l’affidabilità dell’emittente;
l’andamento dell’economia.

Ma anche la durata dell’impegno gioca un ruolo. In linea di massima, se il creditore rinuncia alla disponibilità dei suoi soldi per un breve periodo di tempo – sei mesi o un anno, per esempio – non potrà pretendere in cambio un tasso di interesse alto quanto quello di chi sceglie di investire in un titolo trentennale, a meno che l’obbligazione che acquista non implichi l’assunzione di un consistente grado di rischio. Ne consegue che, in una situazione di normalità, più lunga è la scadenza, maggiore è il rendimento.
Ricapitolando: se un investitore si priva oggi di una somma e sa che potrà riottenerla indietro tra molti anni, chiederà un premio più elevato, anche perché sulla solvibilità dell’emittente tra sei mesi, un anno o due anni in genere ha più visibilità rispetto alla sua solvibilità tra sette, 10, 20 o 30 anni.
I tre tipi di curva dei rendimenti
La curva dei rendimenti può assumere tre forme.

Curva inclinata positivamente. È la situazione normale: quando la scadenza si allunga, i rendimenti salgono. È indicativa di una fase economica espansiva e/o inflattiva e può riflettere le attese di una politica monetaria più rigida, che presume, per esempio, tassi d’interesse più elevati.
Curva piatta. I tassi a breve sono all’incirca uguali a quelli a lungo. Si tratta di una forma insolita, che generalmente indica una fase di transizione verso un’inclinazione positiva o negativa.
Curva inclinata negativamente. Qui c’è addirittura un’inversione: più lunga è la scadenza, minore è il rendimento. Questo tipo di curva è indicativa di una fase economica recessiva e/o deflattiva e può riflettere le aspettative di politica monetaria più accomodante. Questa forma può segnalare una situazione in cui gli investitori nutrono seri dubbi perfino sulla solvibilità di breve periodo dell’emittente, che quindi deve offrire rendimenti più generosi per convincerli a comprare le scadenze corte. Così generosi da superare addirittura quelli proposti per le scadenze più lunghe.

Come è messa l’Italia
A questo punto ci chiediamo: com’è, alla data del 30 ottobre e con uno spread che continua a orbitare attorno ai 300 punti, la curva dei rendimenti delle obbligazioni governative italiane? Eccola.
Una curva del tutto normale, quindi. Occorre ovviamente monitorare i rischi, in primis l’escalation delle tensioni fra l’Italia e la Commissione UE sulla Legge di Bilancio 2019.
A questo link l’articolo completo e i suggerimenti operativi di UBS ETF ITALIA, da valutare logicamente con attenzione in base al proprio profilo di rischio.
L’articolo La curva dei rendimenti italiana vista dagli svizzeri di UBS proviene da ASSODIGITALE – News Bitcoin Ethereum ICO Criptovalute Tecnologia.

  • 1
  • 2